Molte leggende narrano della nascita dell’Isola d’Elba. Secondo Omero, la Dea greca della bellezza Afrodite, una mattina appena sveglia, mettendosi con le mani ancora intorpidite dal sonno la collana regalatale da uno dei suoi tanti fidanzati, la fece cadere nel Mar Mediterraneo. La collana si ruppe e le sette perle si trasformarono nell’Isola del Giglio, Capraia, Gorgona, Montecristo, Giannutri, Pianosa e la più grande nell’Isola d’Elba. Purtroppo le vicende storiche fino VII sec a. C. sono ancora avvolte nel mistero. Gli studiosi possono solo ipotizzare grazie a ritrovamenti che la prima specie insediatasi sull’isola fu l’uomo di Neanderthal. Sul Monte Capanne risalenti al periodo troviamo ancora oggi i Caprili costruzioni in pietra circolari con mura a secco e i Menhir cioè pietre di forma molto spesso squadrata piantate nel terreno. Queste costruzioni dell’era Neolitico presenti sull’Elba possono raggiungere anche i 3 metri di altezza con punta assottigliata, purtroppo il significato non è ancora conosciuto. Reperti del periodo sono esposti presso il Museo Civico Archeologico di Marciana. La storia dell’isola nel periodo successivo non è ancora molta chiara. Tuttavia alcuni racconti mitologici menzionano l’Elba: Diodoro Siculo narra che Giasone alla ricerca del Vello d’Oro, per rifornimento, fece sbarco a Porto Argoo (dal nome della nave Argo), cioè l’attuale Portoferraio. Inoltre Virgilio nell’Eneide afferma che da questo stesso porto salparono 300 Elbani che parteciparono con Enea alla guerra contro Turno utilizzando armi forgiate con il ferro delle miniere Elbane.
I primi abitanti documentati sono I Greci che nel V secolo a. C. erano soliti chiamare l’Isola Aethalia cioè fuligginosa. Il nome deriva dalla presenza dei forni che questo popolo utilizzava per l’ estrazione del ferro dai minerali presenti in enorme quantità nel territorio. A seguire troviamo gli Etruschi, anche questo popolo sfruttò le qualità mineriarie presenti sull’Isola. Purtroppo per l’abitudine di costruire in argilla non sono rimaste moltissime tracce. Sappiamo però, grazie ai ritrovamenti dei forni con cui giorno e notte fondevano i minerali, che i vari insediamenti erano presenti soprattutto a Portoferraio, a Procchio (monte Castello), al Volterraio e sul monte di Santa Lucia. Riproduzioni fedeli dei forni sono esposti nel Museo Etrusco presso la Piccola Miniera mentre è invece possibile assistere su richiesta alla dimostrazione del funzionamento presso il Parco sperimentale di metallurgia anticaUna volta esaurito il legname, si trasferirono nella vicina Populonia lasciando così un isola totalmente disboscata e spoglia. Al declino della civiltà Etrusca l’azienda siderurgica passò in mano ai Romani che ribattezzarono l’isola: Ilva; nome deriva da popolo ligure che abitava il territorio Elbano in quel periodo.
Le ricche famiglie Patrizie amavano costruire ville con magnifiche viste sul mare e quindi grazie alla bellezza delle sue coste l’Elba venne scelta come locazione preferenziale. Due di esse si trovavano a Portoferraio, una sulla parte terminale della Darsena oggi praticamente non più visibile perché occupata dalle strutture militari cinquecentesche della Linguella e della Torre del Martello (dagli scavi è emerso che presentava un complesso termalema la struttura fu modificata nel ‘500 per la costruzione delle fortificazioni medicee). La seconda chiamata delle Grotte prende il nome dai voltoni ancora oggi visibili sul lato meridionale dell’edificio. La struttura è quella meglio conservata ed è stata presa in considerazione da molti studiosi. La residenza è del I secolo a. C. e i vari ritrovamenti rinvenuti durante lo scavo sono conservati nel Museo Archeologico della Linguella. La terza, praticamente non più visibile, era situata sul promontorio di Capo Castello, che prende il nome proprio dalle sue rovine, situato nei pressi di Cavo. I Romani inoltre si arricchirono con le risorse granitiche che venivano esportate per la realizzazione di pontili, porticati, sarcofagi e soprattutto per la realizzazione di colonne. Nella zona occidentale dell’isola sono presenti colonne granitiche abbandonate in diversi stadi di lavorazione; in qualche caso per motivi di difetti sopraggiunti durante la lavorazione e in altri casi per motivi inerenti al trasporto, visto che far discendere manufatti di granito pesanti tonnellate per i ripidi sentieri, riservava incidenti e variazioni di percorso a volte irreversibili. Spostandoci verso Seccheto, un sentiero nella zona di Valle Buia ci porta ad una colonna abbandonata. La struttura appare completa nella parte superiore e nelle laterali. Sopra Seccheto nella zona “Polveriera” troviamo un'altra colonna probabilmente delle stesso periodo con capitello. Inoltre ritroviamo il granito del territorio Elbano nel Pantheon e nel Colosseo. Nella terza sala del Museo Archeologico di Marciana è possibile avere numerose informazioni riguardo le tecniche di escavazione Romana di granito. All’interno del Municipio di Portoferraio è facilmente visibile la fedele riproduzione dell’Ara Romana del II secolo a. C. esposta in originale nel Museo della Linguella. L’iscrizione sulla fronte ci dice che l'altare fu dedicato ad Ercole da parte di un prefetto del pretorio (capo della guardia imperiale) e senatore di nome Publio Acilio Attiano, tutore e amico dell’imperatore Adriano. Rimosso dalla carica di prefetto del pretorio nel 119 d.C., forse perché divenuto col tempo troppo potente e influente. I Romani riconobbero nell’Elba non solo un isola mineraria ma anche agricola, con un territorio particolarmente adatto a produzioni vinicole. Tutto ciò è testimoniato anche dai vari Relitti scoperti contenenti ancora anfore intatte con all’interno vino, olio, pesce essiccato, pani di zolfo, etc. Non tutti sanno che il Golfo di Procchio spiaggia frequentata sempre da molti turisti nel periodo estivo, nasconde a pochi metri di profondità uno dei relitti del periodo più facilmente visitabili visto la vicinanza alla riva e quindi la bassa profondità. L’imbarcazione di grandi dimensioni poteva trasportare addirittura quasi quarantanove tonnellate di carico ed è ritenuto un capolavoro della cantieristica Romana. La tecnica di costruzione è ancora un mistero infatti lo stile e la lavorazione Romana è mescolata insieme a quella greca. Nelle vicinanze e all’interno sono stati ritrovati: Vasellami, palle di granito, pani di zolfo, lastre di piombo, tegole, una gomena, calici, lacrimatoi, chiodi di vetro, porta profumi, olle e anfore con all’interno ancora conservato vino della Gallia, salsa di pesce, e fichi africani. Il ritrovamento più interessante è una statuetta crisoelefantina, (probabilmente un tappo per porta-profumo) raffigurante Bacco ancora del tutto intatta. Buona parte del carico è stata recuperata e ora è in mostra presso il Museo Civico e Archeologico di Marciana. Si pensa che gli oggetti trasportati fossero regali per il matrimonio di una famiglia residente nell’Arcipelago Toscano. I doni non furono mai recapitati a causa di una tempesta che spinse la nave verso la riva facendola arenare sul fondo sabbioso. Dal relitto rinvenuto alla Cala del Diavolo nelle acque vicino all’Isola di Moltecristo invece sono state recuperate anfore e coppette a vernice nera con bollo centrale. A causa di incrostazioni marine alcune suppellettili si sono congiunti all’àncora di ferro. Anfore e suppellettili di questa imbarcazione sono esposti presso il Museo della Linguella. La parte occidentale dell’isola, in particolar modo la zona di Chiessi e Sant’Andrea è ricca di imbarcazioni naufragate dalle quali sono state rinvenute numerose anfore mentre ancore di navi romane sono sparse un po’ ovunque nei mari elbani. Tutto ciò è in grado di farci comprendere che l’enorme ricchezza del territorio Elbano permetteva ai Romani di produrre e successivamente esportare in tutto l’Impero. L’inizio della dominazione pisana sull’Elba non ha sfortunatamente una datazione certa e documentata sappiamo però che la Repubblica di Pisa diventata città indipendente e marinara conquistò l’isola. Il periodo pisano non è stato solo una occupazione per interessi militari ed economici ma ha costituito anche un florido periodo per i commerci che ha lasciato importanti tracce negli edifici costruiti come le chiese romaniche in stile pisano. In questo periodo infatti riprese impulso lo sfruttamento delle miniere e delle cave di granito. Sono di questo periodo alcune colonne e manufatti abbandonati presso le cave. Nelle vicinanze della spiaggia di Cavoli è presente un blocco lavorato la cui forma ricorda una nave e osservandolo attentamente è possibile ancora notare le tracce della scalpellatura e dei fregi ornamentali. Alcuni ricercatori sostengono che il manufatto fosse destinato al giardino di Boboli a Firenze, per ragioni sconosciute però venne abbandonato e sostituito. Nel 1159 lo storico Ughellio affermò: ”…è in questa zona che furono realizzate tre colonne per l’opera di San Giovanni e condotte a Pisa da Lionetto Cionetti e da Arrigo Lancellotti” documentando così che una delle colonne del duomo di Pisa proviene dall’Isola d’Elba.A testimonianza dell’impegno edificatore pisano sono visibili ancora oggi le torri d’avvistamento e le fortificazioni, un esempio è la Torre di San Giovanni visitabile sulla strada che conduce al Monte Perone accanto alla omonima chiesa in stile romanico. La costruzione avendo una perfetta visuale su tutto il versante sud dell’isola permetteva il controllo del traffico navale nel canale di Piombino e nel mare adiacente e inoltre faceva parte di un più ampio sistema di fortificazioni e torri collegato “a vista” per la comunicazione di informazioni militari e difensive a controllo dei mari tra l’Arcipelago e la costa toscana. Ancora oggi risiedono maestose le rovine del Castello del Volterraio eretto si pensa in questo stesso periodo su un picco scosceso alto 394 metri. Gli studiosi sono ancora incerti sull’origine del nome. E’ probabile però che derivi semplicemente dall’architetto volterrano Vanni di Gherardo Rau incaricato della costruzione della fortificazione nel 1281. Sicuramente la rocca però era già stata eretta qualche centinaia di anni prima come dimostrano i resti di muri romani (e forse etruschi) preesistenti. L’Elba in questo periodo era molto vulnerabile a causa delle invasioni piratesche. Fu per questo motivo che la Repubblica Pisana decise di rafforzare e ampliare la struttura trasformando il castello in un valido punto di raccolta per la popolazione dei paesi limitrofi durante gli attacchi. La dominazione pisana non durò a lungo, infatti, con la battaglia navale della Meloria avvenuta nelle coste di Livorno nel 1284, i Genovesi interessati al territorio dell’Isola riuscirono a sconfiggerli. L’Elba fu contesa numerose volte nel periodo successivo finche nel 1399 la sovranità dell’isola passò agli Appiani, i principi di Piombino che governarono l’isola per quasi due secoli. L’Elba in questo periodo continuò ad essere al centro di numerosi attacchi barbareschi. Nel 1543 il famigerato pirata Barbarossa con la sua enorme e ormai potente ciurma si diresse verso le coste dell’Isola e una volta sbarcato distrusse il paese di Grassera deportando i suoi abitanti. Nel 1553 riuscì inoltre ad approdare presso Longone distruggendo Capoliveri, il Giogo, Campo e Pomonte. Dopo le ripetute richieste da parte dell’imperatore agli Appiani affinché rendessero più sicuri quei mari, nel 1546 una parte del territorio venne tolto dall’imperatore alla famiglia Piombinese e ceduto a Cosimo Primo dei Medici duca di Toscana affinché vi edificasse una fortificazione a protezione delle rotte commerciali. Cosimo primo una volta realizzato il proprio sogno espansionistico sul Tirreno, inviò sull’isola un enorme quantità di materiale e ingaggiò Giambattista Bellucci grande esperto dell’arte militare per la realizzazione di una città in grado di difendere il popolo durante gli attacchi di pirateria. La progettazione in seguito passò in mano all’ingegner Camerino e successivamente per il sistema logistico a Girolamo degli Albizi. In poco tempo dal porto che dava rifugio alle numerose imbarcazioni in viaggio si sviluppò una vera e propria città-fortificata molto pericolosa per tutti i popoli rivali del Gran Ducato di Toscana. Nel 1549 vennero eretti i capostipiti della fortificazione: I bastioni della Linguella con il Forte Stella furono i primi e successivamente il Forte Falcone. Inoltre vennero innalzati quattro bastioni: Del Cannone, del Veneziano, delle Palle, della Cornacchia. In quest’ ultimo viene aperta la prima porta verso Occidente chiamata ancora oggi Porta a Terra. Le fortezze medicee sono oggi visitabili. La città prese il nome di Cosmopoli. Nel 1559 si decise che tutte le persone che fossero andate ad abitare a Cosmopoli avrebbero avuto libera franchigia. Viste le circostanze numerose famiglie contadine, artisti, soldati, marinai e inoltre famiglie toscane di origine nobile vi andarono a abitare abbellendo così la città. Le scoperte geografiche del XVI secolo portarono ad una notevole diminuzione di commercio nel Mar Mediterraneo così Cosmopoli di riflesso perse l’importanza acquisita fino a quel momento. A Longone ormai di possesso spagnolo per volere di Filippo III di Spagna venne costruita la fortezza di San Giacomo per bilanciare il potere che Cosmopoli stava dando al Granducato di Toscana e in poco tempo così la città diventò il rifugio di corsari spagnoli e napoletani. Numerosi sono i fattori che portarono al lento declino di Cosmopoli. Fra i tanti possiamo citare la grandissima crisi economica del periodo, la perdita del commercio delle spezie in favore dei Portoghesi…Alla morte di Cosimo Primo dei Medici visto che la proposta del defunto di continuare la successione con un erede femmina venne rifiutata e l’Elba passò in mano alla famiglia Lorena. Con i Lorena l’Elba ha una riorganizzazione amministrativa e politica, è in questo periodo che cominciano a svilupparsi i primi villaggi sul mare visto la cessazione della minaccia di incursioni barbariche. Gli Inglesi erano molto interessati al dominio dell’isola per avere un approdo sicuro durante gli scambi commerciali, infatti provarono numerose volte a conquistarla invano, finche nel 1796 contemporaneamente all’occupazione francese di Livorno l’ammiraglio Nelson si impadronì del forte S. Giovanni Battista, oggi chiamato Forte Inglese. Borboni, Inglesi, Francesi e Toscani si scontrarono tra loro e con la pace d’Amiens tra la Francia e Inghilterra nel 1802, l’Elba fu annessa alla Francia, integrandosi nel Distretto del Mediterraneo. Il 3 settembre ebbero inizio le prime richieste da parte degli abitanti dell’isola. Alcuni elbani si recarono a Parigi chiedendo l'abrogazione dei diritti doganali sul commercio del vino, ma Napoleone rifiutò e apportò alcuni cambiamenti all’Elba.
In realtà furono invece istituite nuove tasse, che produssero malcontento tra la popolazione, in particolare tra gli abitanti di Capoliveri, dove scaturirono rivolte prontamente represse. Molti giovani che costituivano fonte di manodopera furono mandati a combattere e si stabilì il monopolio commerciale francese sul traffico europeo. Importanti furono l’introduzione del codice napoleonico e della scuola pubblica gratuita. Il comando fu dato ad un commissario Generale e si crearono sei comuni: Portoferraio, Longone, San Piero, Marciana, Capoliveri e Rio Elba.
Nel 1813 la Francia entrò in guerra con la Prussia e Napoleone viene sconfitto dagli eserciti della sesta coalizione ritirandosi oltre il fiume Elster. Trovatosi senza più sostegno Napoleone abdicò e venne esiliato all’Isola dell’Elba. Qui l’amministrazione era già in mano a Betrand ministro degli Interni e Droudt governatore dell’isola, mentre Cambronne era il comandate della guardia. Gli addetti alla protezione dell’Imperatore erano invece poco numerosi, poiché non vi era denaro sufficiente per pagarli. Il 4 maggio del 1814 Napoleone sbarcò sull’Isola dal molo della Porta a Mare dove gli vengono donate le chiavi della città.
Dapprima l’imperatore viene sistemato nell'ex biscotteria (chiamata così per la produzione all’interno di biscotti, le gallette, per gli equipaggi della flotta), oggi sede del Municipio, per poi trasferirsi in alcune strutture restaurate, situate tra il Forte Stella e il Forte Falcone. Il complesso aperto ai visitatori prende il nome di “Villa dei Mulini” per la presenza nel periodo napoleonico di mulini a vento nelle vicinanze. La residenza, ex sede del Genio Militare, venne scelta come locazione preferenziale dall’Imperatore perché, grazie alla posizione panoramica, dal giardino poteva controllare la città di Portoferraio e nelle limpide giornate addirittura riusciva ad intravedere la sua amata Corsica.
Napoleone decise inoltre di ristrutturare un vecchio casale e di farne la propria residenza estiva, anche questa oggi visitabile al pubblico prende il nome di “Villa di San Martino”.
Durante il suo soggiorno sull’Isola, Napoleone si dedica a migliorare il territorio con la riorganizzazione del settore agricolo, dei trasporti (con la costruzione di strade) e i commerci (esportazione del vino). Migliora anche le condizioni igienico-sanitarie dell’isola e fa costruire il primo teatro chiamato “Teatro dei Vigilanti”. All’interno nonostante le varie ristrutturazioni è presente ancora il palco reale dal quale Napoleone assisteva allo spettacolo insieme ai propri ospiti.
Il tempo scorre in fretta, ma la pensione promessa all’Imperatore tarda ad arrivare e le sue risorse si riducono drasticamente nonostante il nuovo sistema fiscale precedentemente introdotto, si sente minacciatato e teme per la sua vita, molte parti del trattato di Fointainbleu non vengono rispettate. Napoelone sente crescere dentro di sé una profonda inquietudine. Le visite della sorella Paolina e della madre, sembrano voler dimostrare che egli si sia adattato alla vita sull’isola, ma in realtà esse sono solo una copertura.
La visita di Maria Walesky accompagnata da Alessandro figlio naturale di Napoleone, alla Madonna del Monte, lo induce a progettare la fuga dall’Isola. Maria è il suo intermediario con la Francia e i suoi sostenitori. L’occasione giunge quando il suo carceriere, il colonnello Campbell si sposta a Livorno. Napoleone si congeda dagli Elbani, nonostante la riservatezza della sua partenza, con una nave resa simile ad un brigantino inglese e lascia l’Isola il 26 febbraio del 1815. Di napoleone rimangono, nel Museo della Misericordia, il calco della mano e la maschera in bronzo rilevati a Sant'Elena dal dottor Antonmarchi, che eseguì l'autopsia sul corpo del grande esule.
L’Elba si riunì al granducato di Toscana con il congresso di Vienna, e qui vede rimanere intatto il vincolo feudale che la legava al Granducato, nonostante sugli altri territori vi fosse la completa libertà. Nel 1860 l’Isola entra a far parte del Regno d’Italia, anche se al referendum vi furono molti astenuti.
La situazione all’Elba non è delle migliori, vi è una crisi economica, collegata alla produzione agricola danneggiata, la quale incide anche sulla condizione demografica. Intorno agli anni 70’ la produzione sembra riprendere, ma una nuova malattia che colpisce le viti provoca negli anni 90 ingenti emigrazioni. Il cantiere navale di Marciana Marina, subì una grave crisi a causa dall’introduzione del vapore rispetto alla vela. Fortunatamente sembrano nascere nuove opportunità lavorative per il trasporto dei minerali ad opera della “Società anonima di miniere ed altiforni”. Nel 1884 il desiderio d’indipendenza si fece sempre più intenso nel cuore degli abitanti di Marciana Marina, che si divise da Marciana. Nel 1894 anche Campo nell’Elba divenne parte a sé, con il territorio di Marina di Campo, Sant’Ilario, La Pila, San Piero e l’isola di Pianosa. Nel 1907 segue la separazione di Porto Longone e Capoliveri.
L’inizio del nuovo secolo sembra promettere bene per l’Elba con la costruzione di un imponente stabilimento siderurgico alle Saline di Portoferraio. L’inizio dei lavori avvenne il 31 dicembre del 1899 e gli altiforni riuscirono ad assorbire un gran numero di lavoratori. Nei pressi dello stabilimento si costruirono anche le prime abitazioni ad opera della “Società Elba” e in questo periodo si registra anche una notevole crescita demografica. Nonostante tutto cominciano ad emergere le prime rivendicazioni sindacali. Nel 1901 sorge la prima “Camera del Lavoro”, prima a Capoliveri e poi a Longone. Nel 1907 si verifica un grave incidente: un forno esplode ferendo tre operai. E’ l’inizio di una presa di coscienza dei lavoratori che darà l’avvio allo sciopero del 1911. Questo fu l’anno degli scioperi. A Piombino sorse uno stabilimento industriale come quello di Portoferraio e i lavoratori di entrambi gli stabilimenti si unirono per battersi nella lotta per la classe operaia. Anima della rivolta fu Umberto Pasella arrestato e poi condotto a Volterra, dove fu processato. Come reazione alla lotta, lo stabilimento di Rio Marina fu momentaneamente chiuso. Lo scioperò cominciato il 29 giugno terminò il 6 novembre; gli operai ottenevano finalmente con i loro sforzi un miglioramento dell’assistenza sanitaria, inducendo quindi la società Elba a rivedere le sue posizioni. Con l’avvento della prima guerra mondiale, anche sull’Isola si crearono i primi schieramenti favorevoli e contrari ad un intervento in guerra. Gli altiforni giocarono un ruolo rilevante per la produzione e molti non andarono in guerra per lavorare.
Nel maggio del 1916, un sommergibile apparve nel Golfo di Portoferraio cannoneggiando contro gli altiforni e le navi in rada, ma venne contrastato dal pronto intervento dei coniugi Tonietti, con dei colpi di carabina dalla loro casa e successivamente dalle batterie del Forte Falcone che lo misero in fuga. l Governo decorò i coniugi Tonietti con una medaglia d'argento al valore e la città di Portoferraio con la croce di guerra al valore. Nel 1922, con il ritorno dei veterani di guerra sull’isola e il conseguente incremento del numero dei disoccupati, si decise, per far fronte al problema, di impiegare i disoccupati per colmare il fosso del Ponticello, ormai ritenuto un inutile intralcio allo sviluppo del porto e della città. Portoferraio non era più una città- fortezza con il suo fosso navigabile dalla spiaggia delle Ghiaie al porto che divideva il paese dal resto del territorio, rendendola un’isola.
La situazione del primo dopoguerra non era delle più rosee. Gli operai delle fabbriche ambivano ad una maggior partecipazione nelle fabbriche ed erano scontenti dei numerosi licenziamenti che la Società Elba aveva fatto. Il malcontento sfociò nell’occupazione della fabbrica nel 1920 a causa della minaccia di nuovi licenziamenti. Prima per la difficoltà di avere il carbone e la seconda per una crisi dell’industria siderurgica. A Rio Marina le proteste furono fermate utilizzando il fuoco contro la folla. Nel frattempo la situazione a Piombino non era meno grave; il mercato era stato preso di mira e durante l’assalto alla caserma dei Carabinieri un abitante di marciana insieme ad altri due elbani era rimasto ferito. I minatori di Rio Marina, Capoliveri e Longone si appropriarono delle miniere: era giunto il momento delle trattative con la società Elba. Fu inviata una commissione a Roma per i negoziati, dove i licenziamenti negli altiforni furono limitati a 150. Tuttavia la Società Elba non era soddisfatta e nel 1921 la fabbrica e le miniere vennero chiuse. Durante il periodo fascista, la condizione dei lavoratori non migliorò, molti infatti erano anarchici e socialisti, che furono perseguitati dal Tribunale speciale. Mussolini visitò l’Isola solamente due volte nel 1928 e nel 1936, quando arrivò con un idrovolante. Il 9 novembre del 1943, alcuni antifascisti furono prelevati e condotti a Piombino e poi a Orvieto. Fortunatamente furono rilasciati grazie ad un gerarca piombinese. L’occupazione tedesca non era vista di buon occhio anche a causa degli attacchi degli alleati e dai loro bombardamenti sull’isola il cui bersaglio principale era costituito dagli altiforni. In almeno tredici bombardamenti, dei circa venti che sconvolsero allora l'Isola d'Elba, furono sganciate sugli Alti Forni di Portoferraio non meno di 150 bombe che distrussero il lavoro e il sacrificio di circa mezzo secolo. I francesi decisi a liberare l’Elba, comandati dal generale De Lattre de Tassigny, attaccarono i tedeschi guidati da Gall. La battaglia denominata “Operazione Brassard” iniziò con la presa da parte dei francesi delle batterie di Punta Bardella, dell’Enfola e di San Piero. Essa imperversò per tre giorni per concludersi con la vittoria dei Francesi, ma con molte perdite da entrambe le parti. In questo lasso di tempo anche molti civili rimasero coinvoltiti negli scontri, molti edifici civili e storici furono danneggiati e gli altiforni semidistrutti dai frequenti bombardamenti alleati. Lo scontro aveva lasciato l’Isola sconvolta, sistemi di comunicazioni inutilizzabili, sistemi idrici ed elettrici guasti e scarse scorte alimentari. Gli Alleati dovevano far fronte a tutto questo oltre una crescente delinquenza e disoccupazione. Per risollevare la situazione vennero nominati Sindaci e Commissari Prefettizi e si cercò una momentanea sistemazione per gli sfollati. Un nuovo problema stava però emergendo, molti cittadini che avevano lavorato agli altiforni, si opponevano con tutte le loro forze alla loro chiusura. La proprietà, aveva infatti intenzione di mantenere solo quelli in liguria. Venne convocata a Roma una nuova riunione con i sindaci e rappresentati sindacali dove si stabilì di ripristinare l’attività cementaria. Purtroppo per gli altiforni non ci fu nulla da fare e nel 1949 furono ceduti al comune di Portoferraio. L’unica industra attiva all’Elba rimasta era quella dell’estrazione del granito. Grazie al sindaco di Rio Marina, Erisia Gennai Tonietti, l’Elba rientrò nella “Cassa per il Mezzogiorno”. Una serie di fondi per i territori colpiti dalla guerra, permisero all’Isola di rifiorire e divenire quella che è oggi cioè una un ambita meta turistica.
PORTOFERRAIO
Il Museo Archeologico della Linguella si trova sulla parte terminale della Darsena Medicea.
La linguella è un complesso di cinta murarie che collega la Torre del Martello (o di Passanante) insieme al Forte Falcone e al Forte Stella. Fu costruita su progetto dell’architetto Giovanni Battista Bellucci tra il 1548 e il 1549.
Al suo interno si ...
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PORTOFERRAIO
La Pinacoteca foresiana si trova all’interno di un antico edificio risalente al 1603 e ha al suo interno una collezione di quadri del XVIII e XIX. Tra i pittori più noti che si possono ammirare ricordiamo: Signorini, Cannici, Nomellini, Cigheri, Bilivert.
-Periodo: apertura da giugno il martedì e il giovedì orario:9.00-12.00
-Indirizzo: Portoferraio Caserma ...
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PORTOFERRAIO
La palazzina dei Mulini prende il suo nome dai due mulini che in passato si trovavano nelle sue vicinanze. Questi furono demoliti su ordine di Gian Gastone de’Medici, che fece dividere l’edificio in tre parti: una sede del carcere, una per il comandante d’Artiglieria e una per il comandante del Genio Militare. In seguito Napoleone abbatté il carcere ...
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PORTOFERRAIO
Paradiso verde situato in località Ottone, che si estende per due ettari. Può essere considerato il giardino di acclimatazione più bello della Toscana. In origine, nel 1896 il terreno su cui oggi sorgeva il Giardino era un terreno brullo, fatta eccezione per una porzione coltivata a vigna, ma grazie alle amorevoli cure del proprietario, il prof. Roster, ...
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PORTOFERRAIO
La Villa di San Martino si trova a circa 5 km da Portoferraio e fu la residenza di campagna di Napoleone. Durante una passeggiata a cavallo, l’Imperatore rimase infatti così colpito dal fascino del luogo da volervi edificare la sua dimora. L’edificio originario apparteneva ad un ufficiale elbano ed era pressoché un casolare disfatto con un magazzino per ...
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PORTOFERRAIO
International Art Center è un museo all’aperto in località San Martino nei pressi della Fortezza etrusca e alla Villa di San Martino. Il museo fu aperto nel 1965 e presenta 30 opere dell’artista elbano Italo Bolano avvolte dal verde delle piante mediterranee. Oltre a queste è possibile ammirare anche una mostra dell’artista e partecipare ai corsi di ceramica ...
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PORTOFERRAIO
Il museo della Misericordia si trova nel centro storico di Portoferraio all’interno della Chiesa della Misericordia dove conserva una maschera in bronzo di Napoleone e un calco della sua mano, grazie al dottor Antonmarchi suo medico, che li rilevò a Sant’Elena.
-Periodo: aperto dal 12/04 al 31/10 escluso la domenica. Orario:09.30-12.30
-Indirizzo: salita Napoleone
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